Posto alla confluenza tra via Roma e via Rimembranze, la chiesa entra nella storia con un documento del 1413, quando vi è fondata una cappellania. Un’iscrizione, parzialmente leggibile, fa pensare che la sua consacrazione sia avvenuta nel 1457.
Aveva, in origine, l’abside verso oriente: si vedono ancora non pochi affreschi del secolo XV, riscoperti nel 1953. Uno di essi reca un’iscrizione funebre, in esametri latini, con la data del 1473. Qualche graffito, pur di ardua lettura, sembra risalire al Trecento. Nel 1727 il titolare del ricco beneficio, il canonico Giuseppe Albani, del quale è conservato lo stemma sulla porta maggiore, d’intesa con il conte Giuseppe Mosconi, che aveva il suo palazzo adiacente alla chiesa, ottiene i necessari permessi per ribaltarne l’orientamento. Al posto dell’altare maggiore, si pone la porta, sopra la quale si colloca una balaustra, con passaggio per il vicino palazzo (il tutto con grave sacrificio degli affreschi), si costruisce il campanile a lato della sagrestia, è collocata una pala con la raffigurazione del martirio del titolare, San Bartolomeo apostolo, di un anonimo pittore della metà del Seicento (a lungo è stata erroneamente attribuita al cinquecentesco Francesco Terzi). Sul presbiterio sono due ovali raffiguranti Tobia con l’angelo e Giobbe, racchiusi in cornici originali dorate e di buona fattura. Un ignoto pittore del secolo XVIII ha dipinto una Sacra famiglia, dai toni assai delicati. Nella parete di destra è il monumento funebre alla nobile Silvia Adelasio Mosconi Celati, fondatrice, con testamento del 1854, dell’orfanotrofio, aperto nel 1863 dalle suore delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, dette di Maria Bambina.
A loro si deve il simulacro di Maria Bambina, collocato in una nicchia appositamente ricavata nella parete di sinistra. Sulla facciata sono due dipinti, protetti da grate, con le immagini della Madonna e di San Giuseppe.